La famiglia delle Graminacee fornisce i principali alimenti per gli umani, ma al tempo stesso producono i granuli pollinici che sono, in tutto il mondo, i principali responsabili di allergopatie respiratorie, come rinite ed asma.
Una valutazione dell’inquinamento atmosferico può essere compiuta anche tramite i pollini.
Difatti, questi ultimi, sono in grado di fornire una risposta specifica nei confronti di determinati inquinanti. Questo tipo di analisi costituisce, in realtà, un vero e proprio “biomonitoraggio”, strettamente qualitativa ed è complementare a studi chimico-fisici con le stesse finalità.
Secondo un recente studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora, i pazienti affetti da BPCO che soffrono anche per allergia hanno livelli più elevati di sintomi respiratori e sono a più alto rischio per le riacutizzazioni di BPCO.
Pubblichiamo un interessante articolo che si aggiunge a quelli, oramai numerosi, il quale documenta l’aumento delle allergie da pollini conseguenti al cambio climatico, (vedi Ariano e coll.) pubblicato nella rivista: “Rev. Mal Respir. 2012 Dec; 29 (10) : 1238-53”. Esistono crescenti evidenze a sostegno dell’aumento delle temperature dell’atmosfera negli ultimi decenni, con conseguenti effetti significativi sugli aeroallergeni come il polline.
I ricercatori giapponesi hanno lanciato un progetto che è quasi un sogno per i pollinosici, ovvero alberi di Cryptometria japonica (Cedro Rosso del Giappone) che generano pollini ipoallergenici.Gli scienziati della “Forestry and Forest Products Research Institut” hanno annunciato di aver sviluppato con successo il primo albero di Cryptometria japonica anallergico alterando la composizione del DNA della pianta.
Nell’area mediterranea, ed in particolare in alcune regioni come l’Italia meridionale, la Parietaria costituisce una delle maggiori piante allergeniche.