Estratto dal Volume “Aerobiologia ed Allergeni Stagionali” CAPITOLO 12
Renato Ariano
Unità Operativa Complessa
di Medicina Interna
A.S.L. n. 1 Imperiese
– Ospedale “Saint Charles” di Bordighera
Lo Stachybotrys cartharum
è un fungo che, in questi ultimi anni, ha acquistato molta notorietà,
sia negli ambienti scientifici che sui mass media, poiché è stato
incriminato di arrecare danni alla salute. Difatti, negli ultimi
15 anni, negli USA, numerosi ricercatori hanno cominciato ad ipotizzare
che questo fungo possa costituire un serio problema indoor, provocando
anche la " sindrome dell’edificio ammalato.”. Più recentemente
è iniziata una vera e propria campagna di stampa sulla tossicità dei
funghi. Addirittura il New York Time, il 12 agosto 2001, dedicò
una prima pagina alla tossicità fungina.
Sviluppo di Stachybotrys cartharum
in cultura. (Foto di B.D. Nelson, fornita cortesemente dalla American
Phytopathological Society)
Lo Stachybotrys cartharum
fu descritto per la prima volta come Stachybotrys atra
da Corda nel 1837 (1), isolato da carta da parati in una casa
in Praga. Fa parte dei Deuteromiceti, ordine Monilia, famiglia Dematiaceae,
ed appartiene al gruppo dei funghi imperfetti. Questo fungo cresce
bene su terreni di coltura come patata, oppure su agar, e sporula
abbondantemente formando masse scure di conidi con un colore nero luccicante.
Il fungo è relativamente facile identificare. Diversamente dalle spore
della specie d’Aspergillus, le spore del S. chartarum non sono
molto diffuse in atmosfera. Le spore di S. sono diffuse, in ambiente
outdoor, sulle piante e nel terreno e, in ambiente indoor, sono presenti
in quelle zone dove si riscontrano macchie di umidità ed infiltrazione
delle pareti. Questo perché queste spore di solito sono aggregate tra
di loro. Possono essere aerotrasportate quando il clima è particolarmente
secco e i venti le sollevino. Anche la loro rimozione con lo spazzolamento
può facilitarne la dispersione in atmosfera. L'umidità richiesta per
la crescita di Stachybotrys è circa del 93% a 25°C , livello
più alto di quello che è richiesto per la crescita d’altri funghi
(2) mentre per produrre quantità significative di micotossine occorre
un’umidità del 95%. (3). Tuttavia, alte temperature e una ricchezza
di sostanze nutritive possono permettergli di crescere anche con più
bassi livelli d’umidità.
Questo fungo può sopravvivere
anche al periodo invernale; e le sue spore possono rimanere vitali anche
per dieci anni (4). Lo Stachybotrys si riscontra più facilmente
in quelle aree ricche in cellulosa (fieno, paglia grano, canapa, cotone
stoffe, carta, colla, di legatoria di libro) . Studi che usano
tecniche di campionamento con cellulosa riscontrano lo Stachybotrys
presente nel 30% delle case alluvionate o con tracce d’umidità. (5).
A volte però lo Stachybotrys può essere isolato da altri substrati,
come tessuto isolante, gesso, carta da parati, fibra di vetro (6). Nell'ambiente
al coperto, la frequenza d’isolamento di Stachybotrys è approssimativamente
13% d’abitazioni e 5% di esemplari, come stimato da molti studi (6,7).
Lo Stachybotrys, come molti altri funghi, cresce bene anche alla presenza
di un altro fungo (6,8). Il fungo prolifera piuttosto lentamente, e
questo facilita la crescita degli altri funghi coesistenti, a
meno che vi siano presenti substrati a lui più adatti, come la cellulosa.
Immagine dello Stachybotrys
chartarum al microscopio elettronico. (Foto di B.D. Nelson, fornita
cortesemente dalla American Phytopathological Society)
TABELLA n. 1 -
STACHYBOTRYS CHARTARUM STORY
|
Scoperto nel 1837 da Corda,
in una carta da parati.
1930 patologia equina,
con emorragie e morte.
1940 primi rapporti
di malattia umana, in lavoratori agricoli.
|
Lo Stachybotrys, inizialmente
considerato una volta un saprofito, sarebbe in seguito divenuto
patogeno per gli animali e per gli esseri umani. Nell'Ucraina e le altre
parti dell'Europa orientale, durante gli anni trenta, si manifestò
una nuova malattia equina caratterizzata da emorragie, turbe nervose
e morte . Nel 1938, scienziati russi scoprirono che questa malattia
era associata alla presenza dello Stachybotrys chartarum. Il
fungo cresceva sulla paglia di cui gli animali si alimentavano. I russi
coniarono il termine “Stachybotryosi equina” per questa nuova malattia
(9). Da allora poi, furono riferiti casi di questa malattia in varie
parti del mondo, specialmente in Europa orientale. A seguito di questa
epidemia di stachybotriosi equina, negli anni quaranta, negli
esseri umani si manifestarono una sindrome dermatologica ed una respiratoria,
specialmente negli allevatori e gli stallieri. I sintomi comuni erano:
dermatite, flogosi delle vie aeree, congiuntivite, dispnea, tosse, febbre,
mal di testa, e astenia. I soggetti sviluppavano i sintomi dopo due
a tre giorni di esposizione al fungo. Più recentemente nel 1977 fu
descritta un’epidemia di stachibotriotossicosi fra lavoratori
di una fattoria in Ungheria (10). I sintomi erano simili a quelli descritti
in Russia e cominciarono ad apparire approssimativamente 24 ore dopo
esposizione al fungo. Tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta vi furono
ancora pubblicazioni su S. ma nessuno indicò lo Stachybotrys come problema
potenziale nelle abitazioni. Nel 1986, Croft. (11) riportò un
episodio di tossicosi in una casa Chicago. Nel giro di cinque anni un’intera
famiglia lamentò di mal di testa, mal di gola, raffreddori recidivanti,
diarrea, astenia, dermatite e malessere generale. Un campionamento ambientale
nella casa rivelò la presenza di spore dello S. chartarum .Il fungo
cresceva in una condotto dell’aria e sopra delle travi di legno sul
soffitto. La casa aveva problemi d’infiltrazioni d’acqua perciò
l’umidità aveva favorito la crescita del fungo. Una volta rimosso
il fungo tutti i sintomi della famiglia scomparvero.
Immagine dello Stachybotrys
chartarum al microscopio elettronico. (Foto di B.D. Nelson, fornita
cortesemente dalla American Phytopathological Society)
Nel 1993-1994, vi fu un’epidemia
di emosiderosi in bambini nel Cleveland, Ohio. Questi bambini presentavano
gravi disturbi respiratori che richiesero il ricovero in unità di terapia
intensiva. Campionamenti nelle case di abitazione dei pazienti permisero
di determinare elevati livelli funghi ed in particolare la presenza
Stachybotrys chartarum e Memnoniella chinata (12) . Tutte queste
case erano state in precedenza alluvionate. L'analisi delle tossine
della Memnoniella echinata ha rivelato la presenza dei tricoteceni (tricodermolo
e tricodermina) e di diverse griseofulvine. Delle griseofulvine le principali
sono risultate la diclorogriseofulvina e la epidiclorogriseofulvina.
Da questo evento di Cleveland iniziò la fama dello Stachybotrys . Un
importante contributo alla comprensione del problema fu dato dall’isolamento
del fungo dal liquido di lavaggio bronchiale di un ragazzo di sette
anni . Il bambino aveva tosse cronica, astenia, febbricola intermittente,
ed infezioni polmonari ricorrenti. La sua casa era stata danneggiata
da un'inondazione ed in una zona vicino alla camera da letto lo S. fu
isolato dalla carta da parati. Gli investigatori conclusero che
gli infanti erano stati esposti allo S. chartarum presente nelle case
alluvionate (13). Lo stesso gruppo di ricerca giudicò che l’esposizione
fungina allo Stachybotris, per via inalatoria, era un fattore
di rischio per emosiderosi polmonare ed idiopatica (14). In una
revisione successiva (15) gli stessi ricercatori affermarono
che polmoni infantili sembrano essere più vulnerabile nei confronti
dei funghi tossigenici. Considerarono inoltre il fumo di tabacco ambientale
come possibile agente scatenante per emorragia polmonare. La patologia
attribuita allo Stachybotrys presenta sintomi respiratori che possono
essere lievi, come rinite, tosse, faringodinia, a sintomi più gravi
come febbre, dispnea, emottisi. Sono state inoltre riportate numerose
patologie che variano da asma a polmoniti da ipersensibilità,
enfisema, fibrosi polmonare, e emosiderosi polmonare idiopatica (16,17).Non
tutti sono tuttavia d’accordo sul ruolo dello S.chartarum nelle emosiderosi
polmonare a Cleveland. Alcuni studiosi pensano che non vi siano evidenze
sufficienti per provare una relazione causale e solida tra lo S. e questi
problemi di salute. Difatti, rilevando nei lavori sopraccitati notevoli
difetti metodologici, nel 2000, il Centro per la Prevenzione e Controllo
delle Malattie dell’Ohio (18) pubblicò un ulteriore rapporto sul
caso di Cleveland, affermando che, in quella situazione, l'associazione
tra Stachybotrys cartharum ed emosiderosi polmonare idiopatica
non poteva essere provata adeguatamente, perché i metodi usarono negli
studi summenzionati non distinguevano tra la contaminazione e esposizione.
Tuttavia, nonostante l'associazione di Stachybotrys con animale e malattia
umana, i ricercatori non trovarono evidenze tali da definire lo
Stachybotrys come un fungo infettivo, i sintomi sono attribuiti piuttosto
alla tossina piuttosto che alla crescita fungina o invasione di tessuto.
Crescita dello Stachybotrys
chartarum su di una paratia di carton gesso, in una scuola, negli U.S.A.
(Foto di B.D. Nelson, fornita
cortesemente dalla American Phytopathological Society)
L’azione patogena dello Stachybotrys
è dovuta sopratutto alle tossine. Il meccanismo infettivo e quello
allergico sono considerati suoi effetti minori. Viana e coll. (19),
con studi sui BAL (lavaggi broncoalveolari) hanno dimostrato che
l’esposizione ad un estratto grezzo di Stachybotrys può causare risposte
tipiche delle malattie allergiche respiratorie. Barnes e coll. (20)
dimostrò, in soggetti sani, l’esistenza di anticorpi specifici verso
lo Stachybotrys. Inoltre non sono stati dimostrate, negli umani, la
possibilità di infezioni sistemiche o locali, da esposizione diretta
alla Stachybotrys. Più importante è il ruolo delle micotossine. Le
micotossine sono prodotti metabolici dei funghi che rappresentano un
gruppo chimicamente diverso di composti organici, non volatili , a
basso peso molecolare . Sono stati associati con gli avvelenamenti
alimentari fin dai tempi antichi. Lo Stachybotrys produce
numerose tossine: roridina E e L-2; satratozina F, G, and H; isosatratossina
F, G, e H; verrucarina B e J; i tricoverroidi, tricoverrolo A e B e
tricoverrina A and B. Inoltre, il fungo produce altre sostanze
tipo la ciclosporina che hanno un’azione immunosoppressiva. Le Micotossine
non hanno un ruolo diretto e noto nel processo di crescita fungino e
di solito sono prodotti quando le condizioni favoriscono la crescita
fungina. La produzione di micotossine dipende dall'umidità, dal ph,
dal terreno in cui si sviluppa, dalla temperatura; inoltre, la loro
presenza nell'ambiente non è stata quantificata.
| TABELLA
n. 2 - Micotossine maggiori e patologie procurate
|
| CLASSE
DI MICOTOSSINE |
FUNGHI PRODUTTORI |
PATOLOGIE CORRELATE |
| Aflatossina |
Aspergillus
flavus, Aspergillus parasiticus |
Epatiti, cancro
epatico, cirrosi epatica, immunodeficienza (?) |
| Ocratossina |
Aspergillus
ochraceous, altre specie di Aspergillus,
Penicillium verrucosum |
Nefrotossicità,
epatotossicità, effetti teratogeni. |
| Fumonisina |
Fusarium
moniliforme, altre specie di Fusarium |
Sintomi gastrointestinali |
| Tricoticene |
Fusarium
spp, S chartarum |
Sintomi gastrointestinali
,dermatiti, convulsioni, emorragie, immunodeficienza |
| Zearalenone |
Fusarium
graminearum, altre specie di Fusarium |
Ginecomastia
nei ragazzi (?), pubertà precoce, tumori |
G
GGGli
L’azione patogenetica dello
Stachybotrys, durante l’epidemia equina in Russia, negli anni quaranta,
è stata attribuita alle tossine della classe dei tricoteceni (21).
I Tricoticeni sono metaboliti tossici di alcuni funghi imperfetti
del genere Fusarium, come Fusarium trichioides, Fusarium
solani, Fusarium toxicum, Fusarium tricinctum, e Fusarium graminearum,
e Stachybotrys chartarum. I Tricoticeni (T-2 tossina e trichodermina)
e tricoticeni macrociclici (roridina) producono numerose situazioni
cliniche, incluse orticaria, anoressia, vomito, diarrea, immunosoppressione,
emorragia, convulsione, e morte. La specie di Stachybotrys può produrre
un ciclosporina come agente immunosoppressivo (22) . Anche i tricoticeni
avrebbero un’azione immunosoppressiva (23). Inoltre, anche se alcuni
tricoticeni sarebbero potenzialmente cancerogeni, non vi è nessuna
evidenza per sostenere che i soggetti esposti a Stachybotrys sono
a rischio, a lungo termine, di patologia neoplastica o richiedono un
follow up in proposito (24).
Crescita dello Stachybotrys
chartarum alla base di paratie di carton gesso, in una scuola, negli
U.S.A.
(Foto di B.D. Nelson, fornita
cortesemente dalla American Phytopathological Society)
Sono certo importanti le micotossine
ma la presenza, tra i prodotti derivati dal fungo, di composti immunososppessori
e di una emolisina potrebbero giocare un ruolo non secondario, nella
produzione di sintomi, sopratutto in età pediatrica (25). Questi diversi
fattori patogenetici potrebbero anche agire distintamente, in contemporanea
(12). Anche se ci sono molte domande senza risposte sui reali effetti
della presenza dello S. chartarum sulla salute umana, il notevole corpo
di osservazioni accumulatosi, nell’arco di 65 anni, ci suggerisce
che in ogni modo la presenza di questo micete nell’ambiente indoor
ci deve indurre a notevole prudenza ed all’adozione di misure procedure
preventive. Ulteriori studi dovranno meglio chiarirci il ruolo di questo
fungo.
Negli ultimi anni si è verificato
un numero crescente di segnalazioni di pazienti con disturbi vaghi
e molteplici associati all'ambiente. Si così definita una nuova sindrome
legata all'ambiente di lavoro denominata SICK BUILDING SYNDROME
(SINDROME DA EDIFICIO MALATO). Recentemente è stata focalizzata,
a questo proposito, l'attenzione appunto sulla presenza dello
Stachybotrys chartarum . In effetti, molti autori hanno riportato
effetti tipo Sindrome Da Edificio Malato in edifici alluvionati
in relazione alla presenza, in questi ambienti indoor, dello Stachybotrys.
Gli edifici in cui gli occupanti lamentano disturbi correlati all'ambiente
frequentemente manifestano anche alte concentrazioni nell'aria della
muffa Penicillium spp. mentre gli edifici in cui non si manifestano
disturbi negli occupanti hanno un'ecologia fungina dell'aria interna
simile a quella dell'aria esterna in cui la muffa Cladosporium risulta
predominante. In alcuni studi si è confrontato il campionamento atmosferico
indoor delle spore fungine (campionate continuativamente per un periodo
di 6 ore) in un edificio con una Sick Building Syndrome documentata
con quelli le conte outdoor. Si è visto conclude che le conte
nell’atmosfera esterna sono variabili nel tempo, sia per
quantità che per qualità delle spore campionate e presenti) mentre
le conte delle spore in ambiente indoor tendono a rimanere invariate
nel tempo e con prevalenza, in genere, della muffa Penicillium spp.
Miller e coll., in Canada (26) esaminarono gli abitanti di 50
case canadesi che lamentavano di sintomi respiratori o allergici apparentemente
inspiegabili; in 6 di queste case fu accertato un rapporto tra i sintomi
e le caratteristiche dell’edificio. Tuttavia in nessuno di questi
casi si poteva stabilire un rapporto tra funghi e sintomi.
In un studio Platt si segnalò che gli occupanti di edifici bagnati,
ammuffiti avevano un aumento in lamentele di vari sintomi soggettivi
(27). Anche Johanning e coll. (28) ipotizzarono alcune micotossine
come causa di problemi respiratori ed immuni in occupanti di" edifici
ammalati." Un altro studio Hodgson (29) descrisse una strana
epidemia di malesseri in un palazzo di giustizia contaminato da
muffe. I sintomi dei soggetti che lavoravano nello stabile erano
rappresentati da astenia, mal di testa, senso di costrizione toracica,
tosse. Nell’edificio in questione furono individuati ambienti contaminati
da diverse specie fungine, tra cui lo Stachybotrys. I ricercatori conclusero
che la sintomatologia riferita era dovuta all’inalazione di
micotossine. Cooley (30) riportò sulla correlazione tra la generalità
di fungi e sindrome di edificio ammalata dopo un studio lungo in scuole
dove c'erano preoccupazioni su qualità di aria al coperto. La ricerca
concluse che le specie Penicillium e di Stachybotrys possono essere
più frequentemente associate ad una sindrome di edificio ammalato.
Negli ultimi anni negli U.S.A. molte scuole sono state chiuse, a causa
di infiltrazioni d’acqua e presenza di funghi. Meno del 50% di queste
scuole presentavano conte fungine indoor più elevate di quelle outdoor.
Tuomi e coll. (31), in Finlandia, esaminarono alcuni edifici con infiltrazioni
d’acqua e riscontrarono nell’ambiente sia funghi che micotossine.
Anche in questo caso la relazione tra le tossine e le patologie era
poco chiara. La determinazione di un rapporto preciso tra presenze fungine
e Malattia dell’edificio malato è resa più difficile da due altri
fattori. In primo luogo il fatto che gli Acari della polvere, ben noti
come agenti di allergia respiratoria, siano coesistenti con i funghi,
in ambienti indoor, rende più difficile dimostrare un'associazione
causale l’esposizione ai funghi e sintomi riferiti all’edificio
“malato” (32). Un altro fattore che complica le cose è il
fatto che batteri gram-negativi e micobatteri, assieme ai loro prodotti
metabolici (come le endotossine), siano spesso campionati negli
edifici alluvionati in associazione con le muffe (33,34).
Microfotografia
di Stachybotrys (Foto M. Cavalla)
La conclusione che, malgrado
che, negli ultimi anni, il problema sia stato molto discusso e molto
studiato, a tutt’oggi non è ancora dimostrata con evidenza il rapporto
tra presenza di funghi e “sindrome da edificio malato” (35, 36).
E’ legittimo chiedersi anche se questo crescere di studi sia dovuto
soltanto ad una maggiore sensibilità ecologica della popolazione o
anche a motivazioni medico-legali, attinenti a risarcimenti assicurativi.
Indubbiamente lo studio delle micotossine e del loro rapporto con la
patologia umana è molto interessante ed andrà proseguito con maggiore
rigore scientifico. Al di là dei risultati a venire è chiaro che una
riflessione su questi temi non può che comportare che una maggiore
consapevolezza del rapporto uomo-ambiente e dei suoi risvolti sulla
salute pubblica.
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