Liberazione e trasporto
La presenza di pollini nellaria dipende dallabbondanza
delle corrispondenti piante produttrici e da fattori di rilascio
e di dispersione.
Un granulo pollinico per essere in grado di provocare sintomi
allergici deve rispondere ai 5 postulati di Thommen:
1 - deve contenere allergeni sensibilizzanti;
2 - deve utilizzare limpollinazione anemofila;
3 - deve essere prodotto in quantità sufficientemente abbondanti;
4 - deve essere sufficientemente aerodinamico per poter essere
veicolato a distanze considerevoli;
5 - le piante che producono il polline devono essere distribuite
sul territorio ampiamente e in grande abbondanza.
La quantità di polline prodotta è
in genere in funzione della temperatura assorbite dal terreno
nellanno precedente, cosicché è possibile,
per alcune specie, come il Cipresso, definire parametri di previsione
(Ariano, 1994).
Lumidità ha la proprietà di far chiudere le
antere, per cui il polline viene trattenuto nella pianta Il limite
di emissione del polline è situato intorno al 65% di umidità
relativa. Con lumidità il polline è appesantito
e vola meno. Le giornate di pioggia e quelle con alta umidità
relativa fanno cadere al suolo i pollini. I pollini veleggiano
meglio quando sono disidratati, in quanto più aerodinamici.
Una pioggia breve ma intensa risulta più efficiente nellabbattere
i granuli pollinici particelle rispetto ad una pioggerella prolungata.
Linnalzamento della temperatura facilita la liberazione
del polline dalle antere rendendo i pollini meno ricchi dacqua,
con minor peso specifico e quindi più leggeri e volatili.
Il vento aumenta la diffusione del polline. Il polline inizia
a sollevarsi a partire da valori di velocità del vento
superiori ai 3 metri al secondo. Quando la velocità del
vento supera i 12-15 km lora, i granuli tendono a cadere.
Le particelle veicolanti gli allergeni aerotrasportati
seguono le stesse regole fisiche di qualsiasi particella dello
stesso diametro aerodinamico. Il granulo pollinico subirà
le leggi che regolano i movimenti delle masse daria i fenomeni
di trasporto a microscala, mesoscala e macroscala.
Il trasporto a microscala è limitato nel tempo e nello
spazio, in ore e in centinaia di metri. Si ritiene che l80%
dei pollini prodotti dalle piante segua questo tipo di trasporto.
Il trasporto a mesoscala, che è legato a condizioni di
escursione termica notturna e diurna, riguarda un periodo di tempo
di alcuni giorni ed una distanza di qualche centinaio di km. Interessa
i pollini rilasciati da erbe o piante collocate in posizioni elevate.
Il trasporto a lunga distanza, che si verifica in particolari
condizioni di turbolenza atmosferica, può trasportare i
pollini anche a migliaia di Km.

Modelli previsionali
E intuitiva lutilità di una previsione
precisa e tempestiva delle presenze atmosferiche a breve termine
di pollini e di spore. Numerosi investigatori hanno pubblicato
modelli progettati per prevedere concentrazioni di particelle
veicolanti allergeni specifici. I modelli previsionali sono numerosi
e sempre più complessi. Si fondano su dati storici, sulle
correlazioni con i dati meteorologici ed utilizzano metodologie
statistiche. Negli ultimi tempi sono state utilizzate anche le
reti neurali su concentrazioni storiche di pollini totali. Esistono
diversi tipi di previsione a breve, a medio ed a lungo termine.
Benché modelli previsionali continuino a migliorare, i
modelli pubblicati falliscono almeno il 25% delle volte e sono
disponibili per non tutte le specie polliniche. Purtroppo i sistemi
sono ancora insoddisfacenti e questo costituisce un ulteriore
campo di ricerca per il futuro.

Particelle Sub microniche
Il polline riacquista la sua piena attività quando
si idrata nuovamente e ciò avviene quando
incontra lo stigma di un fiore oppure viene a contatto con acqua,
sia in atmosfera che al suolo e, infine, quando viene a contatto
con le mucose delle vie aeree.
Difatti, a contatto con lacqua il polline si idrata e rilascia
le proprie proteine. Entro 2-30 secondi quelle dellesina,
dopo 30 secondi quelle dellintina; è possibile, almeno
per alcune specie, il rilascio di proteine dal citoplasma.
Oramai esistono numerose evidenze che testimoniano che gli allergeni
pollinici possono essere veicolati non solo dai granuli pollinici
ma anche da più piccole particelle che misurano pochi micron
e che sono state denominate particelle paucimicroniche. (Takahashi,
1995).
Allergeni delle Graminaceae (Lol p 5) sono stati ritrovati su
particelle < 5 millimicron durante temporali e spesso si vede
la rottura dei granuli pollinici sui vetrini campionatori.
Le particelle più piccole, rilasciate dai pollini di Graminacee
durante i temporali o anche in caso di elevata umidità
relativa atmosferica, denominate amiloplasti, delle dimensioni
inferiori a 3 millimicron, sono correlate con le crisi dasma
in questi periodi (Bellomo, 1992 Med J Aust.).
Gli allergeni delle Graminaceae sono stati misurati in aerosol
costituiti da fini particelle e collegati a granuli di amido ed
a particelle derivate dalla combustione di motori automobilistici
(scarico diesel) Suphioglu, 1998). Sollevati dal vento questi
allergeni potrebbero essere veicolati da altre microparticelle
anemofile come granuli di amido (amiloplasti) o particelle del
particolato dellinquinamento atmosferico (come il particolato
dei gas di scarico dei motori diesel). La presenza di queste particelle
allergeniche non trasportate da pollini si verifica non solo durante
il periodo di liberazione dei pollini, ma anche prima o dopo Per
spiegare le origini degli allergeni pollinici, veicolati da particelle
non polliniche, sono state avanzate diverse ipotesi come:
1) provenienza dellallergene da parti non polliniche delle
piante,
2) da granuli di amido dopo rottura dei granuli (Graminaceae),
3) dagli orbicoli, al momento della liberazione dallantera,
4) da particelle ambientali che si trovano già in natura,
5) da particelle inquinanti a cui questi allergeni aderiscono.
I risultati di questi studi indicano che vi è necessità
di nuovi metodiche più accurate di campionamento e di misurazione
degli allergeni pollinici per produrre più dati riguardo
lesposizione potenziale dei soggetti sensibilizzati. Ma
fino a che queste metodiche non saranno disponibili per osservazioni
continue, la semplice conta pollinica resterà sufficiente
per informazioni attendibili.
Ma il polline non trasporta solo allergeni. Recentemente si è
dimostrato che, in condizioni di umidità, i pollini possono
liberare dei mediatori chimici (tipo eicosanoidi). Questi mediatori
sono molto simili strutturalmente ai leucotrieni ed hanno la capacità
di reclutare ed attivare, in vitro, i granulociti polimorfonucleati
(Traidl-Hoffmann, 2002). Questa attività può essere
allergene indipendente e può agire da adiuvanti nella flogosi
allergica.

Altre particelle veicolanti allergeni
Oltre
ai pollini altri allergeni aerotrasportati sono rappresentati
dalle spore fungine che presentano le stesse dimensioni dei pollini
e che sono molto più numerose. La mancanza di pochi estratti
diagnostici caratterizzati (Aspergillus, Cladosporium ed Alternaria)
e la possibilità di cross-reazioni tra i vari generi ci
fa pensare che il problema dellallergie nei confronti delle
spore fungine sia ancora molto sottostimato, nella pratica clinica.
Unaltra
categoria di allergeni aerotrasportati è quella degli Artropodi,
che rilasciano numerosi frammenti a veleggiare in atmosfera e
per i quali pure non disponiamo ancora di estratti soddisfacenti.
Infine non si possono dimenticare vere epidemie prodotte da aerosols
di particelle biologiche, durante lo scarico di navi mercantili,
quella di ricino a Marsiglia e di soya ad Ancona, a Napoli, a
Barcellona, Valencia e Coruna.

Inquinamento
Laumento mondiale della prevalenza delle malattie allergiche,
nei paesi maggiormente industrializzati è stato attribuito,
da parte di molti autori, ai fattori inquinanti ambientali.
Il Tipo I di inquinamento atmosferico è caratterizzato
da gli inquinanti primari: SO2 e Particolato grossolano. Questo
tipo di inquinamento è caratteristico della Germania dellEst
ed è anche presente in alcuni paesi dellEuropa Orientale.
E associato soprattutto infiammazioni ed infezioni alle
vie respiratorie superiori.
Il Tipo II di inquinamento atmosferico è caratterizzato
dalla presenza di inquinanti primari o secondari, essendo emessi
da sorgenti outdoor ed indoor. E presente nelle aree urbane
industrializzate e dense di abitazioni nel mondo occidentale..

Studio epidemiologici
Gi inquinanti ambientali come i gas di scarico delle auto,
ozono, NO2, SO2 ed altre particelle inorganiche aerotrasportate
hanno mostrato di correlarsi positivamente con allergie respiratorie
ed esisterebbe una sostanziale differenza di prevalenza tra zone
urbane e zone rurali (Ishizaki, 1987; Popp, 1989, von Mutius,
1992; Wjst, 1993; Jorres, 1996; Popp, 1989; Braback, 1992).
Le esperienze epidemiologiche, collegate alla caduta del muro
di Berlino, nel 1989, hanno messo in evidenza come, prima di tale
data, esistesse una maggiore prevalenza delle malattie allergiche
nella Germania dellOvest rispetto a quella dellEst.
Dopo il 1989 si è verificato un graduale cambiamento della
qualità dellaria nella Germania Est, con significativa
riduzione nel SO2 outdoor e particelle aerodisperse. Si è
potuto chiarire che lesposizione al Tipo I di inquinanti
dellaria è inversamente associata con le sensibilizzazioni
e le malattie allergiche e la crescita degli inquinanti di tipo
II è stata accompagnata da una parallela crescita di rinite
stagionale nei bambini atopici (Beherendt, 1991; Von Mutius, 1998,
1999; Kramer, 2000). Un recente studio, in Germania, ha notato
differenze nella produzione di citochine dal cordone ombelicale
di neonati tra Est ed Ovest. Anche in questo caso i bambini dellOvest
presentano una maggiore predisposizione Th2 che non risulta influenzata
da anamnesi familiare ma da fattori ambientali, come la stagionalità
e lavori di ristrutturazione della casa, durante la gestazione
materna (Lehmann, 2002).
Daltronde lHygiene hypotesis da sola non riuscirebbe
a spiegare come lincremento della prevalenza delle malattie
allergiche avvenga non solo nelle fasce di età più
giovanili, ma anche in tutte le altre. Incominciano ad esservi
ripetute segnalazioni di malattie allergiche che insorgono in
età non giovanile. Un recentissimo lavoro di Broadfield
(2002) evidenzia come lincremento della prevalenza alle
sensibilizzazioni cutanee, nei confronti di tutti gli allergeni,
non sia esclusiva delle classi più giovani. Noi stessi,
qualche anno fa, avevamo segnalato la comparsa di forme di asma
allergica di prima insorgenza in soggetti di età superiore
ai 65 anni (Ariano e coll., 1998).

Esperimenti su animali e studi in vitro
I particolati derivati da motori diesel hanno mostrato spostare
la risposta dei T linfociti verso un pattern Th2 (Tsien, 1997;
Diaz Sanchez, 1997). Più recentemente il gruppo di Diaz-Sanchez
(2002) ha dimostrato che i DEP stimolano i basofili alla produzione
di IL4 e al rilascio distamina in maniera indipendente da
meccanismi allergici.
Estratti da particelle di polvere atmosferica raccolti in grandi
città della Germania Ovest hanno mostrato influenzare il
rilascio di mediatori, inducendo un rilascio distamina dai
basofili umani.

Esperimenti nell'uomo
Gli inquinanti di 2° tipo come il fumo di tabacco e i
prodotti da motori diesel sono potenti adiuvanti per la produzione
di IgE in modelli animali e sembrerebbero importanti anche nelluomo
(Fujimaki, 1984; Muranaka, 1986; Seymour, 1997; Zetterstrom 1081;
Lovic, 1997).
Instillazioni nasali di DEP (Particolati derivati dai motori diesel)
in soggetti atopici aumentano di 25 volte i livelli di IgE locali
(Diaz-Sanchez, 1994). aaI particolati derivati da motori diesel
hanno inoltre mostrato spostare la risposta dei T linfociti verso
un pattern Th2 (Tsien, 1997). Difatti impiegando DEP associato
ad un neo antigene (emocianina da Megathura crenulata) si elicita
risposta IgE specifica (Diaz- Sanchez, 1999).

Interazione tra pollini e inquinanti arei
Effetti indiretti dellinquinamento possono agire attraverso
il suolo. Esperimenti di laboratorio hanno mostrato che NO2 e
SO2 e CO possono provocare modificazioni nella composizione di
proteine solubili dei granuli pollinici (Ruffin, 1983, 1986; Santra,
1991). NO2 ed O3 provocano, sulle mucose nasali di soggetti allergici,
incremento della proteina cationica da liquido di lavaggio nasale,
come se attivassero gli eosinofili (Devalia, 1998).
I granuli pollinici, che sono la maggior sorgente di allergeni
outdoor, possono interagire con gli inquinanti aerei, in atmosfera.
Lesposizione in vitro dei pollini alle particelle aerosospese
comporta modifiche morfologiche e alterato rilascio da parte dei
granuli (Beherendt, 1997). I granuli pollinici raccolti vicino
a strade con alto traffico erano ricoperti da numerose microparticelle
di diametro inferiore a 5 millimicron. Si è visto che SO2
permette un calo dose-dipendente nel rilascio dellallergene
dal polline. Per contrasto lesposizione dei pollini al VOCs
(Composti Organici Volatili) porta ad un incremento del rilascio
di allergene (Beherendt, 1992). Queste evidenze provano che le
sostanze organiche assorbite da particelle aeree si agglomerano
sulla superficie del polline e portano alla preattivazione locale
dei granuli pollinici, con liberazione dei loro allergeni. In
condizioni idonee il rilascio di allergene locale può avvenire
con la produzione di aerosol allergenici formati da particelle
sub-microniche. Nelle aree ad elevato inquinamento atmosferico
il Particolato Atmoferico può trasportare non solo inquinanti
ma anche le già citate particelle allergeniche paucimicroniche
non veicolate da granuli pollinici. Viceversa i pollini possono,
a loro volta, veicolare non solo gli allergeni, contenuti nel
loro citoplasma, ma anche gli inquinanti adesi alle loro pareti.