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ALLERGIA AGLI ARTROPODI:
NON SOLO ACARI E IMENOTTERI
Relazione tenuta al I Congresso A.A.I.T.O. a Roma,
il 21 settembre 2002
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Panzani RC
Laboratoire de recherche
Marseille |
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Introduzione
Raphael Panzani, di Marsiglia, è uno dei più
noti allergologi francesi, conosciuto agli addetti ai lavori per
la sua vasta produzione scientifica, in cui brilla uno degli studi
pioneristici sulla caratterizzazione degli anticorpi anti IgE, condotto
nel 1968 in collaborazione con i famosi ricercatori Coombs e Johansson,
accanto a numerose altre collaborazioni con altri illustri studiosi,
come Dewey, Yasueda, Baldo, Palosuo, Peltre, ed altri.
Si è dedicato in passato alle reazioni da polveri di ricino,
in seguito ad un episodio di inquinamento, verificatosi nel porto
di Marsiglia, è stato il primo, in Europa a sollevare il
problema dell'allergia alle Cupressaceae ed infine si è dedicato,
da più di 40 anni a studiare il problema dell'allergia agli
Artropodi, di cui avrebbe dovuto parlarci oggi.
Questo testo rappresenta la sintesi della relazione che il dr.
Panzani ha preparato per il Congresso AAITO.
L'argomento della relazione tratta degli artropodi, con l'esclusione
degli Acari ed Imenotteri e costituisce una breve sintesi di un
esteso lavoro, scritto in collaborazione con Renato Ariano, che
è stato pubblicato recentemente su di un supplemento di Allergy.
Sono disponibili poche informazioni sulla prevalenza e sulla distribuzione
di allergie agli artropodi, sui tipi di allergie incontrate, sull'estensione
di cross-reattività tra artropodi e sulla natura di questi
allergeni. Inoltre, non è ben definita l'importanza relativa
delle diverse specie di artropodi, come fonte di allergeni inalatori,
nelle varie zone geografiche del mondo.
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Vediamo la classificazione degli Artropodi che ci
mostra una enorme estensione di specie e generi.
Le fonti degli allergeni degli Artropodi, intesi come allergeni
inalanti sono:
- Frammenti del corpo (Bellas, 1990);
- da culture di scarafaggi (Helm, 1991);
- da squame;
- da setole;
- esuvia (ricambio del tegumento);
- feci;
- membrana peritrofica (Edge e Burge, 1980).
(Si possono applicare i postulati di Thommen).
Sono
ben conosciute le sensibilizzazioni e i relativi allergeni degli Acari
edegli Scarafaggi.
I primi lavori sull'argomento risalgono al 1958, da parte del Dr.
F. Pelman (Portland, Oregon, USA). Utilizzando i seguenti allergeni:
mosca domestica, ragno, blatta, tafano ed Ephestia Panzani riscontrò
che circa il 30% dei soggetti atopici presentavano tests cutanei positivi
almeno ad uno di questi cinque allergeni e 10% tra questi erano negativi
agli Acari.
In generale questi pazienti presentavano positività cutanee
a più di uno di questi cinque allergeni ed anche nel 25% dei
casi a tutti gli estratti di cui potevo disporre.
Naque allora l'idea dell'esistenza di un allergene comune, ovvero
un pan-allergene.
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Interessante il confronto tra pazienti francesi
ed algerini che dimostra come l'influenza dell'ambiente sia più
determinante del background genetico ed etnico (Panzani, 1988).
L'ipotesi del pan allergene fu confermata grazie al Dr. Layton
nel 1968: utilizzando dei tests di Prausnitz Kustner il dr.
Panzani riuscì a dimostrare che il siero di un paziente
francese allergico alla mosca reagiva fortemente nei confronti
di un estratto di Triatoma, insetto presente solo sul suolo americano,
con il quale il paziente non aveva potuto avere contatti, in precedenza.
In seguito, in collaborazione con il Dr. Baldo (Sidney), si ottenne
la dimostrazione, con la tecnica dell'immunoblotting, applicata
a numerosi insetti, che questa reazione crociata era legata a
delle proteine di 37-39 Kd.
In tale occasione si osservò che i soggetti che presentavano
dei tests cutanei positivi nei confronti del ragno erano clinicamente
allergici nei confronti dei crostacei.
E' da sottolineare che ragni e crostacei appartengono alla medesima
classe degli Arachnida. In seguito, utilizzando la stessa tecnica,
sempre in collaborazione con Baldo, Panzani estese il concetto
di panallergia agli invertebrati: crostacei, molluschi e gasteropodi.
Con gli studi seguente, in collaborazione del Dr. A. Martinez
(Bilbao, Spagna), sempre con la tecnica dell'immunoblotting, il
concetto di panallergia fu esteso anche ai nematodi, in quando
anche questi presentavano bande di 37-42 Kd.
Tuttavia queste bande che corrispondevano alla tropomiosina non
furono riscontrate in tutti i casi, e questo dato indurrebbe ad
ipotizzare l'esistenza di altri panallergeni, come la paramiosina.
Infine, in collaborazione con Ariano, utilizzando tre estratti
(zanzara, tafano, scarafaggio) su 1432 pazienti allergici si identificarono
positività ad almeno uno di questi tre allergeni, nel 14
al 20 % dei casi.
Non tutte questa positività possono essere spiegate con
la cross reattività con gli Acari, in quanto nel 25 al
40 % dei casi questi sono negativi. Quindi esistono casi in cui
gli artropodi sono gli unici responsabili della sensibilizzazione.
La sintomatologia prevalente, in questi soggetti sensibilizzati
agli Artropodi, è la rinite perenne, tuttavia si
presentano anche casi d'asma, di rinocongiuntivite
e di dermatite.
Risulta molto utile, a fronte di un'anamnesi suggestiva per sensibilità
agli insetti, utilizzare anche il test di provocazione nasale
e di valutare i risultati in relazione alle positività
agli Acari. Nel lavoro pubblicato nel 2001 su Allergy si dimostra
come questa metodica possa essere di grande ausilio nella diagnostica
di queste forme di allergia.
Gli studi di Panzani trovano corrispondenza nella Letteratura
mondiale dove sono descritte allergie a: Chironomidi, Lepidotteri,
Bachi da seta, Mosca domestica.

Alla
luce di quanto sopra esposto si può affermare che l'allergia
nei confronti degli Artropodi sembra rappresentare una causa importante
e sottovalutata di allergia respiratoria IgE mediata, in tutto
il mondo. Ragni, scarafaggi, mosche e tarme sono gli insetti più
comuni nel mondo occidentale. Questa allergia è più
frequente in Nord Africa che in Europa ed ancor di più
nelle aree sub-tropicali e tropicali.
Esistono fenomeni di cross-reattività che si estendono
molto spesso anche ad altri invertebrati che condividono antigeni
comuni.
Una volta che si riuscisse a disporre di estratti allergenici
ben caratterizzati è verosimile che l'immunoterapia specifica
possa essere intrapresa con ottime possibilità di successo.

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